Tuesday, August 5, 2014

OLIO DI PALMA? Meno rischioso del burro e degli oli di semi in cottura, ma…

OLIO DI PALMA? Meno rischioso del burro e degli oli di semi in cottura, ma…

Frutti tagliati di palma da olio (con nocciolo o palmisti) ECCOLO, IL PRIMO DEI MISTERIOSI “GRASSI VEGETALI”.  L’olio di palma, a lungo secondo dopo l’olio di soia, è diventato il grasso più usato al Mondo, non solo in alimentazione. E finalmente è citato sulle etichette. Ma leggere le etichette non basta per capire: consumatori e anche nutrizionisti dovrebbero informarsi-informare sulle vere caratteristiche degli alimenti, a cominciare dai reali componenti nutrizionali. Fatto sta che da quando io stesso misi in guardia nel mio manuale Alimentazione Naturale dalle etichette che usano la rassicurante definizione di “grassi vegetali” per nascondere l’olio di palma (e talvolta anche l’olio di cocco), ritenuti a rischio cardiovascolare perché ricchi di acidi grassi saturi, i tempi sono cambiati. Oggi si sta esagerando in senso contrario: contro l’olio di palma è in atto una vera e propria rozza campagna di disinformazione basata su falsità grossolane (“fa male”, “è cancerogeno”), senza tener conto dei dati nutrizionali che lo rendono nella cottura migliore del burro e degli oli di semi. Una campagna che non ha nulla di scientifico, cioè di “vero”, che tende solo a boicottare questo grasso presente in molti alimenti industriali (biscotti e prodotti da forno, pasticceria, patatine fritte, glasse, creme di cioccolato spalmabili, salse, margarine, dadi per brodo ecc.). Oli e grassi ricchi di a.g. saturi (NV 2012)
PARLIAMO NOI CHE PER SECOLI ABBIAMO FRITTO CON LO STRUTTO? E’ un atteggiamento, anche per un naturista, eccessivo sul piano nutrizionale, e illogico sul piano storico, visto che anche noi Italiani, nonostante la tanto strombazzata “civiltà dell’olivo”, abbiamo usato per molti secoli, dalle origini fino al 1960, come principali grassi di cottura soprattutto lardo e strutto.
L’olio di palma non è certo un grasso d’uso casalingo, almeno in Europa, ma solo industriale e commerciale (industria alimentare, ristoranti, friggitorie, mense). Non ha fatto mai parte della nostra cultura antropologica, né in questo articolo-monografia si esorta a consumarlo. Se qui se ne parla è solo per ristabilire la verità e chiarire le idee dal punto di vista scientifico (così che il “ripasso” sarà utile per capirne di più anche degli altri oli e grassi), perché la campagna di disinformazione in atto confonde le idee ai meno colti in fatto di alimenti – la stragrande maggioranza – e anche perché arrivano allarmate richieste di pareri da parte di lettori naturisti che se lo ritrovano sui banconi dei supermercati “bio” o botteghe del Naturale nelle etichette più insospettabili.
Olio di palma grezzo solidoUN GRASSO PER L’INDUSTRIA. Allora diciamo che in questo ambito, cioè usato nel cibo industriale o tecnologico o “artificiale”, da cui noi naturisti dobbiamo essere solo sfiorati, l’olio di palma ha una sua funzione, che non va criminalizzata. Soprattutto perché  ha una composizione chimica sorprendente che ne fa un grasso più protettivo o meno rischioso del burro nelle cotture, soprattutto se l’olio usato è allo stato grezzo e solido (“red palm oil”). Chi lo osteggia su internet dovrebbe a maggior ragione boicottare il burro, che come si vede nella tabella ordinata in ordine crescente di acidi grassi saturi, cioè a rischio, e in ordine decrescente di acidi grassi insaturi, cioè “protettivi”, ha parametri nettamente inferiori nelle due classi di acidi grassi protettivi mono e polinsaturi, e privilegiare addirittura il lardo, che – dispiace a noi vegetariani – grazie alla nuova dieta “salutista” imposta ai suini, ha la bellezza del 66% di acidi grassi protettivi e solo il 33% di saturi, neanche tutti dannosi.
Noi, ovviamente, siamo contro i prodotti alimentari industriali. Ma se i contestatori dell’olio di palma mangiassero meno golosità industriali, meno creme spalmabili al cioccolato, meno fritture in rosticceria, meno cibi pronti da bar o tavola calda, meno biscotti, meno preparati per brodo, ci sarebbe meno domanda industriale di olio di palma. Ma se si ostinano a richiedere i prodotti industriali (compresi molti pseudo-salutisti, vegetariani e bio-fans amanti di Nutella, creme spalmabili, gelati, patatine, salatini, dolci, cioccolatini ripieni, crackers ecc.), visto che sono incapaci di smettere dovrebbero almeno porsi il problema dell’alternativa. Cioè, quale grasso che non sia di palma può resistere alle difficili condizioni ambientali della cottura industriale e della produzione a caldo,dell’ossidazione dovuta a immagazzinamento, calore prolungato (sole, luce battente), e a conservazione all’aria in scatole non a perfetta tenuta – come dadi per brodo, biscotti ecc. – per  lunghi mesi a contatto con luce e temperatura ambiente? Forse preferiscono in alternativa lo strutto o il lardo? Se sono vegetariani o naturisti, no di certo.
E GLI OLI GENUINI E “SALUTISTICI”? E’ peggiore, se possibile, visto quanto costano agli ingenui acquirenti salutisti, la situazione dei sani – ma solo all’origine – oli vergini di oliva, girasole, mais, cartamo, vinacciolo, sesamo, noce ecc. (se “di spremitura a freddo”) venduti in bottiglie trasparenti o alle alte temperature di erboristerie (gli erboristi devono essere freddolosi…), negozi bio (un po’ più freschi, specie i supermercati NaturaSì, i meglio controllati termicamente) e supermercati, comunque fuori della “catena del fresco”, e nelle case sempre lasciati al caldo della cucina e a contatto con aria e luce (oliera), quindi predisposti alla rapidissima ossidazione e  alla produzione nel nostro organismo di pericolosi radicali liberi, in quanto sono i grassi più instabili e delicati. Nella maggior parte dei cibi industriali questi oli, straricchi di acidi grassi mono e polinsaturi, quindi rapidamente deteriorabili, in quelle difficili condizioni si irrancidirebbero nel giro di ore-giorni-settimane, nonostante i sitosteroli protettivi, producendo perossidi, cioè radicali liberi, e poi idrocarburi, aldeidi e acidi tossici e di sapore sgradevole. A meno di non aggiungere i soliti additivi antiossidanti industriali (tipo BHT, butil-idrossitoluolo e BHA, butil-idrossianisolo), che si usano anche quando nelle torte pronte o nei panettoni c’è il delicatissimo burro.
MALE MINORE, PERCHE’ “INOSSIDABILE”. E allora? In questi casi (produzione industriale, magazzini, trasporto ecc.) non resta come male minore che l’olio di palma, stabile alla frittura, ad ogni genere di cottura e alla perossidazione lipidica da ossigeno-luce-calore, e anche il più economico. Così inossidabile che, anche se può sembrare incredibile, un orcio di terracotta con tracce di olio di palma è stato trovato da archeologi ad Abydos in una tomba egizia di 5000 anni fa, (FRIEDEL MCComptes rendus. On fatty materials found in Egyptian tomb in Abydos. vol. 24,648,1987). Olio che, volendo, può essere anche acquistato nella forma grezza e solida, utile nelle creme che non si devono sciogliere ma rimanere pastose.
Olio di palma grezzo e puro (in commercio)CIFRE E COMPOSTI SORPRENDENTI. E sul piano puramente nutrizionale? Non è terribile come lo dipingono. L’olio di palma ha un rapporto saturi/insaturi inferiore a 1 (0.9). Accanto al 47% di a.g.saturi (tanti, certo) ha ben il 51.5% di a.g. insaturi protettivi, cioè circa il 39% di monoinsaturi (acido oleico, tipico dell'olio di oliva, che però ne ha il 70%) e il 12% di polinsaturi, soprattutto linoleico. Tanti, anzi ancora di più, questi protettivi, ma nessuno lo dice. Ben il 51.5% di grassi protettivi – che il burro si sogna (solo 26.5%), ma che lardo e strutto addirittura superano (oltre alla minore percentuale di a.g. saturi), e infatti sono i primi in classifica nella tabella – è davvero un valore che parla da sé a difesa dell’olio di palma e che smentisce tutte le campagne di boicottaggio.
E CI SONO PERFINO I GRASSI SATURI “BUONI”! E poi non basta dire “grassi saturi”: non siamo più negli ignoranti anni Cinquanta. Ci sono i saturi pessimi, quelli mediocri e quelli addirittura buoni, cioè protettivi. Insomma, non tutti gli acidi grassi saturi sono uguali. Vero è che l’abbondante acido palmitico (43-47%) dell’olio di palma è il suo vero limite nutrizionale, perché è un acido a catena lunga che isolato e dato ai topi ha mostrato in studi sperimentali di laboratorio un più alto rischio aterogenico e ipercolesterolemico e perciò cardiovascolare. Il burro, invece, ha solo il 21.6% di palmitico, e ha gli acidi laurico e miristico, saturi sì ma a catena media, quindi neutri rispetto al rischio detto, più l’acido butirrico, a catena corta, che pur essendo saturo è addiritturaprotettivo (è il medesimo che si forma per fermentazione delle fibre nel colon). Ma il burro, non dimentichiamolo, ha pur sempre solo la metà dei protettivi a.g. monoinsaturi dell’olio di palma.
Quando invece diamo all’uomo, non ai topi, non l’acido palmitico isolato ma l’olio di palma intero, a dimostrazione che ogni alimento naturale e integrale è un complesso bilanciato, non si verifica alcunché di negativo. Innanzitutto, l'olio di palma, come tutti i grassi vegetali, è privo dicolesterolo, a differenza di burro e lardo. E il più alto colesterolo nel sangue che l’acido palmitico dovrebbe favorire ? La ricerca biologica più accreditata ormai è orientata nel senso che l’olio di palma si comporta all’atto pratico in modo neutro o addirittura favorevole verso i parametri lipidici, cioè non aumenta, anzi, spesso riduce sia il colesterolo totale, sia le pericolose LDL; mentre non innalza i trigliceridi. Quindi un’azione del tutto neutra, se non positiva.
STUDI. Nel classico studio di Sundram e Hornstra (in doppio cieco e crossover), in 38 volontari maschi la sostituzione del 70% dei grassi animali e oli idrogenati di una tipica “dieta olandese” con olio di palma, che è privo di colesterolo e acidi trans-saturi, non ha modificato il colesterolo totale nel sangue, ma ha aumentato dell’11% le HDL protettive, diminuito dell’8% le dannose LDL, aumentato del 4% le apolipoproteine A1 (legate alle HDL) e diminuito del 4% le apolipoproteine B (LDL). Tutti miglioramenti modesti ma significativi, che provano che quando l’olio di palma sostituisce la maggior parte dei grassi animali o trans-saturi in una dieta, non apporta nuovi rischi ma anzi può addirittura ridurre il rischio cardiovascolare (SUNDRAM K, HORNSTRA G, HOUWELINGEN AC, KESTER ADM. Replacement of dietary fat with palm oil: effect on human serum lipids, lipoproteins and apolipoproteins. Br J Nutr 1992, 68, 671-692).
In un esperimento su volontari della Malesia con diete alternate a base di oli di cocco, palma e mais, mentre l’olio di cocco alzava il colesterolo totale del 10%, l’olio di palma riduceva tutti i valori: colesterolo totale -19% (mais -36%), LDL -20% (mais -42%), HDL -20 (mais -26%). Il rapporto LDL/HDL non era modificato dal cocco, ma era abbassato dalla palma (-8%) e ovviamente ancor più dal mais (-25%). I trigliceridi nel sangue non erano modificati dalla palma, ma ridotti dal mais (NG TK, HASSAN K, LIM JB, LYE MS, ISHAK R. Nonhypercholesterolemic effects of a palm-oil diet in Malaysian volunteers. Am J Clin Nutr 1991,53,4,1015S-1020S). Quindi anche qui un comportamento da neutro a favorevole, e comunque non negativo.
IDEALE PER LE FRITTURE PROLUNGATE, MEGLIO DI OLI DI SEMI E BURRO.Altro che grasso del diavolo! Se non è raffinato ed è consumato al naturale, cioè grezzo, rischia di diventare il grasso degli angeli! E perfino raffinato si comporta in modo neutro rispetto ai principali rischi. Sul piano puramente nutrizionale o protettivo, dunque, l’olio di palma naturale nelle fritture prolungate, artigianali o industriali, è preferibile agli oli di semi e al burro. Burro che – a parte il colesterolo (250 mg/100g), del tutto irrilevante però nei consumi minimi casalinghi – possiede a crudo buone qualità organolettiche, ed è per di più di antica tradizione nella nostra cultura che è di origine pastorale; ma che oggi è usato troppo e male in Europa e nel Nord Italia. Andrebbe consumato (e solo qualche ricciolo) a crudo, di tanto in tanto, meglio se su una fetta di vero pane integrale scuro e aromatico, perché in frittura e cottura si degrada molto diventando pericolosissimo produttore di radicali liberi.  Ma avranno la coerenza i boicottatori dell’olio di palma di boicottare il burro cotto e mezza gastronomia del Nord Italia e del Nord del Mondo?
INCOERENZA. Ecco, perché la nuova  “campagna allarmistica” di Internet contro l’olio di palma è strumentale, sbagliata e diseducativa. Primo, perché dice il falso sulle caratteristiche nutrizionali e spande allarme terroristico, in secondo luogo perché mischia politica e scienza, poi perché tende ad attribuire i rischi solo ad alcuni grassi in quanto tali, e non al modo in cui tutti i grassi – anche l’olio extravergine di oliva – sono lavorati dai produttori, commercializzati, conservati in magazzini e in casa, e infine trattati in cucina e nei ristoranti. E ancora perché tutto questo allarme fa capire erroneamente ai meno esperti che i cibi industriali nei quali è usato l’olio di palma sono importanti, essenziali. No, al contrario, sono cibi tipicamente  artificiali di cui si può, si deve, benissimo fare a meno.
Insomma, se i cittadini nonostante gli avvertimenti si ostinano a mangiare fritture, a cuocere sempre con grassi, a consumare e acquistare dadi per brodo, creme di cioccolato spalmabili, patatine, biscotti, salse, margarine, torte, pasticcini e cornetti da bar, tanto peggio per loro. Ma non ci vengano a raccontare gli ideatori di campagne di boicottaggio o gli pseudo-esperti del web (compresi alcuni “medici” o “nutrizionisti”) che quei cibi fanno male “perché hanno l’olio di palma”! La Nutella non fa male per l’olio di palma, ma per il troppo zucchero e i troppi grassi che sostituiscono alimenti protettivi o ricchi di fibre. Piuttosto, se gli allarmisti tengono tanto alla salute, perché non fanno una campagna contro lo zucchero, i dolci, le creme spalmabili e le bevande zuccherate? Perché non boicottano la pericolosa frittura (dannosa anche quando è fatta col migliore olio extravergine di oliva), o l’uso del burro cotto per salse, condimenti, carni, uova e dolci? Perché non gli conviene: sono golosi. Quindi non la faranno mai.
Olio di palma raffinato e frutti con semi visibili COME ROVINARE UN GRASSO DISCRETO.Sul piano produttivo, legislativo e commerciale, invece, i problemi ci sono, eccome. Innanzitutto  l’olio di palma assume in commercio gli aspetti e le forme più diverse, tanto da disorientare noi Europei: grezzo, rosso e pastoso in barattoli, più di rado solido e giallo in panetti biancastri come il burro (attenzione che non sia idrogenato: è molto usato come margarina), semifluido e rossiccio allo stato naturale (“Pure Crude Palm Oil”). ma più di frequente in Europa in contenitori di liquido giallo e fluido come un qualunque olio di semi (“olio di palma frazionato”, “Superoleine”) destinato alle friggitorie e ai ristoranti.
E’ il tipico, chiarissimo, “olio di palma bifrazionato” e raffinato (v. immagine accanto), usato in tutti i ristoranti e rosticcerie, anche in Italia, che ha una composizione nutrizionale in teoria accettabile, con grassi saturi ridotti: 37% di a.g. saturi, 41.1 di a.g. monoinsaturi, 13.5 di a.g. polinsaturi. Peccato che per questo sia stato sottoposto a raffinazione chimica frazionata, con un procedimento altamente tecnologico che lo priva – proprio come accade a tutti gli oli di semi, ma non all’olio extravergine di oliva – delle sue vitamine e dei suoi preziosi antiossidanti. Vitamine, beta-carotene, altri carotenoidi e polifenoli vari, oltre al particolare aroma (alcuni dicono di violetta), che invece permangono nell’olio di palma naturale, spesso solido e pastoso.
Così, quello che era in origine allo stato naturale un grasso tutto sommato buono o discreto e ricco di antiossidanti, viene uniformato, banalizzato e spersonalizzato in modo da somigliare a un qualsiasi oliaccio industriale. Ma, ripetiamo, non è un difetto dell’olio di palma, quanto della tecnologia esasperata che lo ha trasformato e reso artificiale, comune a tutti gli oli di semi industriali. Così, alcuni naturisti americani hanno preso l’abitudine di andare a cercarsi sul mercato web il “red palm oil”, l’olio di palma rosso e naturale (v. immagini: sfuso in una tazza e in un barattolo in commercio), ricco di proprietà antiossidanti e protettive che insieme con i tanti acidi insaturi potrebbero bilanciare  nel nostro corpo l’eccesso di acido palmitico.
ANTIOSSIDANTI. L’olio di palma grezzo, cioè non raffinato, contiene infatti una grande quantità di antiossidanti, molto più della carota: circa 30.000 mcg di beta-carotene (responsabile del colore rossiccio), 24.000 mcg di alfa-carotene e 33.10 mg/100 g di vitamina E alfa-tocoferolo. Oltre a coenzima ubiquinone Q10, squalene ecc. Un peccato che la raffinazione distrugga tutta questa ricchezza, solo per permettere alle friggitorie e ai ristoranti popolari di tutto il Mondo di cuocere cibi orribili e insani a poco prezzo! Il burro è dotato di quantità decisamente minori di antiossidanti: retinolo 906 mcg, beta-carotene 146 mcg, vitamina E alfa-tocoferolo 2.40 mg (IEO, Inran).
NORME SEMPRE FAVOREVOLI AI PRODUTTORI. Inoltre le norme non sono chiare. I produttori ne approfittano, indisturbati, per mescolare spesso all'olio di palma l’olio di palmisti, cioè l’olio del seme del frutto della palma, che è un grasso completamente diverso per composizione, aspetto (è bianco, non avendo i carotenoidi) e gusto, e assomiglia molto all’olio di cocco. Nella tabella in alto l’olio di palmisti ha l’82% di acidi grassi saturi, un’enormità, e appena il 15% di monoinsaturi. Dovremmo ottenere leggi internazionali che vietino ai produttori di mescolare due grassi così diversi, palma e palmisti, senza denunciarlo in etichetta, specificando anche il contenuto percentuale in acidi grassi della miscela. Per fortuna nella sfortuna, però, gli a.g. saturi dell’olio di palmisti pur essendo sovrabbondanti sono migliori qualitativamente di quelli dell’olio di palma: costituiti da poco acido palmitico, un a.g. a catena lunga, ad alto rischio (6.5-9%), e invece per lo più da a.g. saturi a catena media come il laurico (47-51.5%) e il miristico (15.5-17%) che sono piuttosto neutri, cioè non provocano danni ateromasici e ipercolesterolemici nell’organismo.
Insomma, è bene far entrare in testa ai consumatori e ai salutisti che la natura dei grassi è complessa, e anche la natura dell’intera “alimentazione naturale”. E’ sbagliato dire “grassi saturi” in generale per dire il peggio da criminalizzare. Bisogna vedere i dettagli, cioè le quantità in cui i diversi acidi grassi saturi sono presenti in ciascun grasso (di palma, di palmisti, di cocco, lardo, strutto e burro). Negli a.g. saturi bisogna distinguere tra a.g. saturi a catena corta (protettivi), a.g. a catena media (neutri), a.g. a catena lunga, dannosi. E poi, a che serve usare in alternativa preziosissimi oli extra-vergini di prima spremitura a freddo (tanto più che se ne possono consumare pochi grammi al giorno), quando sono ossidati da calore, luce e ossigeno? Anzi, diventano produttori di radicali liberi più dei grassi saturi!
MORALE DELLA FAVOLA. Come si è visto, lo slalom tra le varie scoperte della Scienza sui grassi è così sorprendente ed entusiasmante che fa pensare ad un racconto poliziesco o a un campionato di football in cui le squadre si alternano continuamente nel vantaggio e all’ultimo vincono ai rigori… Alla fine, il bilancio teorico dell’olio di palma è sostanzialmente neutro o leggermente positivo, non certo allarmante:buono, se non ottimo, allo stato grezzo; mediocre, cattivo o pessimo, allo stato raffinato. Comunque per la cottura ad alta temperatura (frittura), specialmente se è grezzo, l’olio di palma è preferibile come parametri addirittura al burro e agli oli di semi, che si degradano facilmente al calore.
Perciò ogni boicottaggio è ingiustificato sul piano nutrizionale. E poi tutti coloro che scrivono blog di cucina pieni di dolci e fritture, in cui ogni ricetta salata inizia col rituale “lasciate soffriggere mezza cipolla in un tegamino d’olio”, e perfino le ricette (modernissime) delle “sane torte della nonna” vogliono 200 g di burro; e quelli che consumano merendine e fritture, dadi o brodi pronti, creme e salse; quelli che fanno colazione al bar col croissant; quelli che sgranocchiano salatini davanti alla tv o spalmano Nutella vera o alternativa sul pane (bianco, per giunta, ma tanto, a quel punto…), dovrebbero tacere, perché incoerenti o perché l’olio di palma (e palmisti) lo assumono ogni giorno senza saperlo attraverso i loro golosi cibi industriali. Altro che permettersi di fare campagne nutrizionali contro l’olio di palma!
IL NOSTRO CONSIGLIO: OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA, MA… Non criminalizzare nulla di ciò che è naturale e lungamente sperimentato dall’Uomo. Noi, da parte nostra, essendo naturisti, continuiamo a consigliare di consumare per il (tanto) cibo crudo e per il (poco) cibo cotto che ci sono necessari ogni giorno quantità misurate di ottimo olio extra-vergine di oliva. Però trattandolo bene, cioè assicurandoci non tanto che sia biologico o no, piuttosto che produttori e commercianti l’abbiano prodotto a bassa temperatura e conservato al buio e in catena del fresco, che sia non in oliera ma in bottiglia scura o coperta di alluminio, chiusa non col sughero ma col tappo a vite sempre ben serrato, conservato in cantina o in analogo ambiente fresco e buio, non in cucina… Queste sono le condizioni davvero importanti. Altrimenti – nelle piccole quantità consentite per i grassi di condimento (il consiglio empirico per una persona normale sana ma sedentaria è di non superare i 2 cucchiai da minestra a pasto di olio crudo; ma per molti soggetti sovrappeso anche meno) – andrebbe bene tutto, perfino gli oli di semi raffinati e l’olio di palma.
Tutti gli altri grassi della Tradizione (lardo, strutto e burro, quest’ultimo rigorosamente solo crudo) possono essere usati soltanto di tanto in tanto o eccezionalmente, se si vuole. O anche mai (naturisti stretti, vegan): non sono certo necessari. E per i non vegetariani o non naturisti? “Orribile a dirsi”, lardo e strutto sono molto meglio del burro nella cottura: le cifre della tabella parlano chiaro. E anche gli oli di semi non raffinati, certo, vanno usati (peccato gli altissimi prezzi…) purché non abbiano mai lasciato la “catena del fresco”, condizione rarissima. E anche i migliori oli di semi nella frittura si decompongono facilmente e producono radicali liberi, tanto da essere ben più rischiosi dell’olio di palma. Ma non gridiamo allo scandalo se nei cibi industriali o degli esercizi pubblici (fritture, biscotti, creme spalmabili, grissini, margarina, dadi per brodo ecc.) c’è l’olio di palma (purtroppo raffinato, questo piuttosto lo scandalo). Perché per il consumatore eccezionale non sono affatto un rischio quei pochi grammi una volta all’anno! E’, semmai, il complesso dei cibi artificiali e industriali ad essere alla lunga rischioso, anche senza olio di palma, se condiziona la nostra dieta abituale. E perciò dobbiamo consumarli molto di rado gli alimenti industriali. E, anzi, chi grida troppo fa sospettare che abbia intenzione di mangiarli spesso…
ECOLOGIA E POLITICA. Diverso il discorso ecologico. La vera motivazione della campagna anti-palma dovrebbe essere ambientale, mentre in realtà è politica. E’ vero che la dissennata deforestazione per impiantare sempre nuove coltivazioni di palma da olio sta distruggendo l’ambiente originario e le foreste dell’Asia, più amate dagli Occidentali che dagli Orientali, tanto che i rari oranghi sono in via di sparizione. Ma la colpa non è del “capitalismo”, che è solo un mezzo che bisogna usare bene, ma piuttosto dei Governi corrotti del Sud del Mondo e delle popolazioni locali ottuse che acconsentono in cambio di apparenti vantaggi. Chi protesta non ha studiato la Storia dell’agricoltura e dell’alimentazione, altrimenti saprebbe che lo stesso è avvenuto con ogni coltura intensiva. In Italia la vite e l’olivo (dal X-VII secolo a.C.), il granoturco (mais), il riso e l’arancio dal 1500 in poi, hanno distrutto il tipico paesaggio della Penisola, descritto dagli Antichi come una immensa e per loro paurosa distesa di foreste, uno dei luoghi più verdi e affascinanti del Mondo, trasformandolo in banali colline, in piatte distese con monotone monoculture senza bio-diversità. Il Chianti, la Sabina, la Puglia, le piane della Sicilia, l’intera val Padana lo dimostrano: tutte deforestate. E se a Sumatra, in Indonesia, gli oranghi sono a rischio per l’estendersi delle coltivazioni e per la caccia, anche in Italia sparirono l’orso e la lince per le medesime ragioni (delittuose). E, anzi, oggi ci siamo talmente abituati a questo paesaggio artificiale da considerarlo “bello”, “tipico”, “tradizionale”. Coerenza vorrebbe, però, che chi si straccia le vesti contro il “capitalismo dell’olio di palma” estendesse la sua critica a tutte le monocolture, anche in casa propria, anche contro i vigneti del Chianti o dell’Astigiano, o degli oliveti dalla Liguria alla Puglia, che a mio parere sono ancora meno belli (e c’entrano ancor meno con l’ambiente) dei palmeti intensivi della Malesia.
Troppo comodo fare i “saggi” in casa d’altri e a pancia piena, quando si è diventati ricchi e sapienti (ecologicamente) proprio grazie ai soldi venuti da oltre 150 anni di distruzione del Paesaggio e della Natura in Europa e Nord America! Dare da mangiare a tutti e a poco prezzo, anche ai Paesi poveri che (“effetto copia”) desiderano come noi il consumismo del cibo industriale, le bevande dolci e il grasso economico da frittura, ha un costo altissimo: aree sempre più estese di Natura vergine. E infatti quei Paesi poveri ma consumisti ora conoscono anche l’obesità, accanto alle altre malattie. Anzi, come per le critiche all’inquinamento “vecchio stile”  che producono, quelle popolazioni giudicano “paternalismo” ipocrita i nostri avvertimenti che quel modo di mangiare opulento che noi abbiamo inventato è superato e fa male. Loro vogliono imitarci, ripercorrendo senza saggezza in pochi anni tutta la nostra parabola, compresi gli errori. Ecco perché non serve all’ipocrita difesa dell’ambiente “in casa d’altri” (mentre noi occidentali non siamo capaci neanche di realizzarla appieno in casa nostra), dire stupidaggini e falsità nutrizionali sull’olio di palma.
IMMAGINI1. Frutti di palma da olio tagliati in modo da mostrare sia la polpa, intensamente colorata perché ricca di carotenoidi e polifenoli antiossidanti, sia il bianco nocciolo (palmisti o palmisto) che invece ne è privo. Ma le due parti sono ben diverse anche nella composizione in acidi grassi. 2. Ciotola con grasso di palma allo stato solido e grezzo, ricchissimo di carotenoidi e vitamina E tocoferolo-tocotrienolo. 3. Tabella di confronto nutrizionale tra i grassi più ricchi di a.g. saturi. 4. “All Natural Pure Palm Oil” si legge sull’etichetta. Non è salsa di pomodoro: il colore intenso tradisce l’altissima percentuale di antiossidanti e vitamine. 5. Ecco com’è ridotto da successive raffinazioni, decolorazioni e “frazionamenti” l’olio grezzo, per poterlo rifilare a industrie alimentari, friggitorie e ristoranti.

http://alimentazione-naturale.blogspot.it/2012/09/olio-di-palma-meno-rischioso-del-burro.html

ORIGINE

Friday, July 25, 2014

Diverticolosi e diverticolite: dieta e cura



Diverticolosi e diverticolite: dieta e cura




Dieta e diverticolite

Dalle tavole degli Italiani non dovrebbero mai mancare frutta e verdura, indipendentemente dalla presenza o meno di diverticolosi/diverticolite. I residui vegetali contenuti nella fibra tendono infatti ad  aumentare la motilità intestinale, regolando la consistenza delle feci ed irrobustendo le pareti dell'intestino.
Per questo motivo chi soffre di diverticolosi deve prestare molta attenzione alla propria dieta, assumendo ogni giorno la giusta quantità di fibre (almeno 30 grammi). In particolare, in chiave preventiva, sembra importante consumare soprattutto fibre insolubili (cellulosa, lignina e derivati) contenute in alcuni vegetali e nei cereali integrali. La fibra insolubile assorbe infatti grosse quantità di acqua aumentando il volume delle feci ed il transito intestinale; accelerando lo svuotamento del colon, questo tipo di fibra contribuisce ad evitare il ristagno delle feci, il cui accumulo preme sulle pareti intestinali favorendo la comparsa dei diverticoli e la loro infiammazione.
La componente insolubile delle fibre, in particolare la cellulosa, si è dimostrata fortemente associata ad una riduzione del rischio di malattia diverticolare; tale relazione, tuttavia, non sembra valida per la fibra dei cereali1
Va comunque precisato che entrambi i tipi di fibre sono importanti per la salute, ed è altrettanto raccomandabile il loro inserimento in una dieta ricca di liquidi. Non a caso, frutta e vegetali, raccomandati come fonte di fibre insolubili per la prevenzione della malattia diverticolare1, sono anche apportatori della frazione solubile. Al contrario, nei cereali, si ha una netta prevalenza di quele insolubili.
Per chi soffre di diverticolosi è quindi importante associare ad un elevato apporto di fibre un'abbondante quantità di liquidi.
Le fibre prevengono sia la formazione dei diverticoli sia la loro infiammazione. Sono quindi utili sia per prevenire la diverticolosi, sia per evitare che questa si trasformi indiverticolite
I pazienti colpiti da diverticolite potrebbero invece avere qualche problema ad assumere fibre, soprattutto nella fase acuta della malattia. All'interno dei diverticoli, soprattutto quando sono molto grandi, possono infatti accumularsi piccole sostanze come i semi contenuti nella frutta. Per questo motivo alimenti come kiwipomodoro e  cocomero potrebbero dare dei problemi (stitichezza) in caso di diverticolite ricorrente. Inoltre la malattia diverticolare, alterando la motilità e la funzionalità di tutto l'intestino, predispone il soggetto ad un maggior rischio di intolleranze alimentari.
Purtroppo non esistono alimenti o integratori magici in grado di invertire i cambiamenti strutturali delle pareti enteriche; ciò significa, che una volta formati, i diverticoli non possono regredire per effetto della dieta.
Per quanto riguarda la carne, si è visto che un elevato consumo di carne rossa è associato alla comparsa della diverticolosi sintomatica. Non a caso, l'incidenza della condizione è nettamente inferiore nei soggetti vegetariani. Anche l'obesità sembra favorire la comparsa di malattia diverticolare.
Molte persone, spesso spinte da consigli o pubblicità fuorvianti, tendono ad assumere fermenti lattici per regolarizzare la propria funzionalità intestinale. In realtà in chi soffre di malattia diverticolare i fermenti lattici potrebbero addirittura complicare la sindrome da contaminazione batterica ed avere effetto contrario a quanto sperato. Questi prodotti andrebbero infatti a potenziare ulteriormente la flora batterica del colon favorendo la sua risalita nell'intestino tenue emeteorismoflatulenza, diarrea e stitichezza.
SPORT: il movimento e l'attività fisica aiutano a mantenere tonici i muscoli della parete addominale, migliorando la motilità colica e riducendo il ristagno di feci nei diverticoli. Sia in caso di semplice diverticolosi, sia in presenza di diverticoli infiammati è importante correggere fattori di rischio fumo, l'eccesso di alcolici, di grassi e di carboidrati semplici.

Consigli Alimentari

Consigli alimentari in caso di diverticolosi
Consigli alimentari in caso di diverticolite
Preferire alimenti ricchi di fibre, accompagnandoli ad un'abbondante assunzione di liquidi (acqua non gassata). Se necessario, integrare la propria dieta con supplementi dietetici a base di fibre (psilliocrusca... ), ma evitare l'uso dilassativi.
Consumare un'abbondante colazione.
Aumentare il movimento fisico (jogging, camminate a passo veloce, cyclette ecc.).
Abolire spezie, cibi piccanti (pepepeperoncino,currynoce moscata), alcolici, bevande, gassate, thè (ammesso quello deteinato), caffè (ammesso quello decaffeinato) e cioccolato.
Ridurre o addirittura eliminare il consumo di latte; sono invece tollerate modiche quantità di yogurt elatticini (tranne i formaggi piccanti).
Evitare semi oleosi, legumi, cereali integrali e più in generale gli alimenti meteorizzanti(champagne, acqua gassata, panna montata,maionese...).
Consumare frutta senza buccia e centrifugata (ma non frullata, per evitare che l'alimento inglobi eccessive quantità di aria).
Evitare tutte le verdure ad eccezione della lattuga.

Cura e trattamento

Dato che la diverticolosi, di per sé, non è una malattia, l'unica raccomandazione utile in questi casi è l'adozione di uno stile di vita
In presenza di malattia diverticolare si rendono invece necessari una serie di trattamenti medici abbinati al rispetto delle regole dietetiche viste in precedenza.
Nella profilassi della diverticolite (per prevenire nuovi episodi) si utilizza soprattutto la terapia antibiotica non assorbibile. Questi farmaci percorrono tutto l'intestino esercitando i loro effetti benefici senza essere assorbiti dall'organismo.
Nella fase acuta della malattia si rende invece necessaria una terapia antibiotica sistemica. Questa terapia deve infatti andare ad agire anche all'esterno in modo da combattere le infiammazioni della parete intestinale esterna (peridiverticolite). Gli antibiotici sistemici, essendo assorbiti dall'organismo, hanno tuttavia degli effetti collaterali come l'alterazione della flora batterica "buona" e la perdita di efficacia in caso di ripetute somministrazioni.
Attenzione all'utilizzo di antidolorofici in caso di diverticolite acuta: la ridotta percezione del dolore potrebbe infatti ritardare la diagnosi di peritonite sottoponendo il paziente a rischi estremamente gravi.
Solo il 10-15% di diverticoliti in fase avanzata richiede l'intervento chirurgico.



Glossario

DIVERTICOLI: erniazione di mucosa e sottomucosa attraverso la parete muscolare, solitamente situata in vicinanza delle "tenie", dove i vasi retti penetrano nella parete colica, indebolendola. I diverticoli del colon sono causati da un difetto che si realizza nel corso della vita della parete muscolare del colon che si sfianca e si estroflette nel punto dove le terminazioni nervose e le piccolearterie che portano sangue alla mucosa entrano attraverso il colon.
DIVERTICOLOSI: presenza asintomatica di diverticoli
MALATTIA DIVERTICOLARE (espressione sintomatica della diverticolosi) è una patologia caratterizzata dalla presenza di estroflessioni, generalmente di tipo sacciforme, della mucosa e della muscolaris mucosae attraverso la tonaca muscolare circolare e che non superano la sierosa (diverticoli). Si localizza, in genere, a livello del sigma per poi estendersi al discendente ed al trasverso senza, tuttavia, interessare mai il retto.
DIVERTICOLITE: (non complicata, complicata) è l'infiammazione del diverticolo e del suo colletto
BIBLIOGRAFIA

1) Aldoori W, Ryan-Harshman M Preventing diverticular disease. Review of recent evidence on high-fibre diets - Can Fam Physician. 2002 Oct;48:1632-7.).
2) Talbot JM. Role of dietary fiber in diverticular disease and colon cancerFed Proc. 1981 Jul;40(9):2337-42.
http://www.my-personaltrainer.it/diverticolite2.html#Dieta_e_diverticolite
FONTE
https://www.google.it/search?q=dieta%20per%20diverticoli&revid=989074126&tbm=isch&ei=uaPSU4mmAtG10QWKt4HIBw
altri

Saturday, May 17, 2014

NIGERIANS IN ITALY ASK THE E.U...TO ASSIST...BRING BACK OUR GIRLS

The Nigerian community in  Italy  today (17/05/2014) in the city of  Latina  had a peaceful march  to  say  “NO” to the “Boko Haram” sect  and   to ask   for the  safe return of the school  girls   kidnapped  by this  group  last month "….BRING BACK OUR GIRLS…."


The  march   started  by 10am and ended at noon.
Many members of the Nigerian community  were present.  The African  DIASPORA    was  also  represented by many people   especially   Cameroonians and Ugandans. The  local authorities and members  of the   Police  force, Carabinieri and  other   security/law enforcement agents were   also there to keep  order/ peace and also show their  solidarity.
 Many Italians   were  also in attendance  to  show their  solidarity to this   initiative. 
A  senator  of the  Italian republic  by name Ivana SIMEONI
(http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029181.htm#) was in attendance . She is  a member of the  parliamentary commission  for the defence of  human rights.

Many  Nigerians, other Africans and Italians  made speeches of  encouragement and support  for the Nigerian  government and the parents of the people in the hands of this terrorist group.
The   speaker  of the community and  the organizers  of this  event; Dott Lanre Tytler  thanked  members of the  community, the mayor of  Latina, the  local authorities and  the Italian public in general  for their  support and  enjoined them to encourage  the EU in every way in their  effort  to  help Nigeria  come out of this problem, which  might become a global issue if  ignored.
 

Wednesday, May 14, 2014

BRING BACK OUR GIRLS (LATINA ITALIA) PEACEFUL MARCH



BRING BACK OUR  GIRLS
(LATINA ITALIA)

Representatives  and  concerned  citizens of the Nigerian Community  in the  Latina Province(Italy) and beyond are  calling on all people of good will to a peaceful procession in favour of  the Nigerian students kidnapped  by members of the ‘Boko  Haram’

·       DATE:  17TH MAY 2014 (Saturday)
·       TIME: 10.00 PROMPT TO 12.00 (NOON) 
·       VENUE & RUOTE : Piazza del popolo- via costa-via- Umberto - via 22 maggio -corso della Repubblica - (return to ) piazza del popolo.

The State Police  and the municipal in  Latina (Italy)  in a  letter  dated 13/05/2014 authorizes  this manifestation.
Associations/groups and individuals are  cordially invited to participate and to be peaceful and law abiding .
Signed:
  • Dott. Tytler Lanre +39.3384574725
  • Dott .Chukwubike O.Charles +39.3510191811(lyca)---or +39.3473818375(wind)
-----------------------------------



BRING BACK OUR  GIRLS
(LATINA ITALIA)
 I rappresentati della comunità nigeriana  a Latina  e in Italia  invitano  tutta la  gente dalla buona volontà per un corteo pacifico a favore delle studentesse  nigeriane rapite dal  ‘BOKO HARAM’

  • DATA.  Sabato,17 maggio 2014
  • ORARIO: 10.00 AL 12.00 ( MEZZOGIORNO)
  • LUOGO &  PERCORSO:: Piazza del popolo- via costa- via Umberto - via 22 maggio -corso della Repubblica - (ritorno a ) piazza del popolo.
 La  Questura di Latina e il Comune di Latina hanno autorizzato questo corteo  nella lettera firmata  e datata 13/05/2014.
Associazioni/gruppi ed individui sono  cordialmente invitati  a partecipare pacificamente efare tutto nei limiti della legge.
Firmato:
  • Dott. Tytler Lanre +39.3384574725
  • Dott.Chukwubike,O.Charles +39.3510191811(lyca)---or +39.3473818375(wind)

Saturday, May 10, 2014

Queen & Ogbonna 1 by chukbyke

Kween Onyema Onwe (the bride) coming  out  with her friends  to greet the groom(Ogbonna Nwevo)  during the traditional marriage  ceremony


Tuesday, April 29, 2014

Monday, April 7, 2014

Lazarus, Jesus..the Jews and inheritance ......

Photo: Lazarus, Jesus..the Jews and inheritance ......
In this Lazarus.issue, I suppose someone didn't tell us that a.cross section of the Jews were.unhappy with Jesus not just because of the miracle and his associations but because he brought back to life a man they had already planned how to share/inherite his only vineyard, olive trees and two sisters. 
In simple and modern parlance:Jesus was a" game spoiler" .Lazarus, Jesus..the Jews and inheritance ......
In this Lazarus.issue, I suppose someone didn't tell us that a.cross section of the Jews were.unhappy with Jesus not just because of the miracle and his associations but because he brought back to life a man they had already planned how to share/inherite his only vineyard, olive trees and two sisters.
In simple and modern parlance:Jesus was a" game spoiler" .

Tuesday, February 18, 2014

It was said......Matthew 5: 27-29


.",,,,,,,,,,27 “You have heard that it was said, `You shall not commit adultery.’ 28 But I say to you that every one who looks at a woman lustfully has already committed adultery with her in his heart. .........
 --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
After this passage in the church last Sunday;sincerely I became uncomfortable in the  church...I wonder how many young men that went to the communion wit sins (adultery) on them.
You cant change  what has been said they say? 

Friday, February 14, 2014

How France lives off Africa with the Colonial Pact

How France lives off Africa with the Colonial Pact

by Siji Jabbar



Hollande [660 x 300]
French President François Hollande[Traduction française ICI]

We try
to keep a positive vibe going here at This Is Africa, but every so often you come across something that just paints your mood black. Some of you may already be aware of this, but if like us you're hearing about this for the first time your jaw will drop. And it'll probably raise the same BIG questions in your mind that it did in ours. (Incidentally, once you read this you'll no longer wonder why French presidents' and ministers are sometimes greeted by protests when they visit former French colonies in Africa, even if the protests are about other issues. Though what other issues could be more important than this one we have no idea.)

Just before France conceded to African demands for independence in the 1960s, it carefully organised its former colonies (CFA countries) in a system of "compulsory solidarity" which consisted of obliging the 14 African states to put 65% of their foreign currency reserves into the French Treasury, plus another 20% for financial liabilities. This means these 14 African countries only ever have access to 15% of their own money! If they need more they have to borrow their own money from the French at commercial rates! And this has been the case since the 1960s.
Professor Nicolas Agbohou, Associate Professor at the Institute of Cheikh Anta Diop, University of Gabon

Believe it or not it gets worse.
France has the first right to buy or reject any natural resources found in the land of the Francophone countries. So even if the African countries can get better prices elsewhere, they can't sell to anybody until France says it doesn't need the resources.

In the award of government contracts, French companies must be considered first; only after that can these countries look elsewhere. It doesn’t matter if the CFA countries can obtain better value for money elsewhere.

Presidents of CFA countries that have tried to leave the CFA zone have had political and financial pressure put on them by successive French presidents.

CFA Zone

Thus, these African states are French taxpayers - taxed at a staggering rate - yet the citizens of these countries aren't French and don't have access to the public goods and services their money helps pay for.

CFA zones are solicited to provide private funding to French politicians during elections in France.
The above is a summary of an article we came across in the February issue of the New African (and from an interview given by Professor Mamadou Koulibaly, Speaker of the Ivorian National Assembly, Professor of Economics, and author of the book The Servitude of the Colonial Pact), and we hope they won't mind us sharing it with you influx, so here goes:



THE COLONIAL PACT
It is the Colonial Pact that set up the common currency for the Francophone countries, the CFA Franc, which demands that each of the 14 C.F.A member countries must deposit 65% (plus another 20% for financial liabilities, making the dizzying total of 85%) of their foreign exchange reserves in an “Operations Account” at the French Treasury in Paris.

The African nations therefore have only access to 15% of their own money for national development in any given year. If they are in need of extra money, as they always are, they have to borrow from their own 65% in the French Treasury at commercial rates. And that is not all: there is a cap on the credit extended to each member country equivalent to 20% of their public revenue in the preceding year. So if the countries need to borrow more than 20%, too bad; they cannot do it. Amazingly, the final say on the C.F.A arrangements belongs to the French Treasury, which invests the African countries’ money in its own name on the Paris Bourse (the stock exchange).

It is also the Colonial Pact that demands that France has the first right to buy or reject any natural resources found in the land of the Francophone countries. So even if the African countries could get better prices elsewhere, they cannot sell to anybody until France says it does not want to buy those natural resources.

It is, again, the Colonial Pact that demands that in the award of government contracts in the African countries, French companies should be considered first; only after that can Africans look elsewhere. It doesn’t matter if Africans can obtain better value for money elsewhere, French companies come first, and most often get the contracts. Currently, there is the awkward case in Abidjan where, before the elections, former president Gbagbo’s government wanted to build a third major bridge to link the central business district (called Plateau) to the rest of the city, from which it is separated by a lagoon. By Colonial Pact tradition, the contract must go to a French company, which incidentally has quoted an astronomical price – to be paid in euros or US dollars.

Not happy, Gbagbo’s government sought a second quote from the Chinese, who offered to build the bridge at half the price quoted by the French company, and – wait for this – payment would be in cocoa beans, of which Cote d’Ivoire is the world’s largest producer. But, unsurprisingly, the French said “non, you can’t do that”.

Overall the Colonial Pact gives the French a dominant and privileged 
position over Francophone Africa, but in Côte d'Ivoire, the jewel of the former French possessions in Africa, the French are overly dominant. Outside parliament, almost all the major utilities - water, electricity, telephone, transport, ports and major banks - are run by French companies or French interests. The same story is found in commerce, construction, and agriculture.

In short, the Colonial Pact has created a legal mechanism under which
 France obtains a special place in the political and economic life of its former colonies.


THE BIG QUESTIONS

In what meaningful way can any of the 14 CFA countries be said to be independent?

If this isn't illegal and an international crime, then what is?

What is it going to take for this state of indentured servitude to end?

How much have the CFA countries lost as a result of this 50-year (and counting) "agreement"? (Remember, they've had to borrow their own money from the French at commercial rates)

Do French people know they're living off the wealth of African countries and have been doing so for over half a century? And if they know, do they give a damn?

When will France start paying back money they've sucked from these countries, not only directly from the interest on cash reserves and loans these countries have had to take out, but also on lost earnings from the natural resources the countries sold to France below market rates as well as the lost earnings resulting from awarding contracts to French companies when other contractors could have done things for less?
Does any such "agreement" exist between Britain and its former colonies, or did they really let go when they let go?
http://www.thisisafrica.me/opinion/detail/1603/how-france-lives-off-africa-with-the-colonial-pact#.Uv1Nq3-WB9F.facebook

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SHAITSU

SHAITSU
Il massaggio Shiatsu che si effettua tramite la pressione delle dita, dei palmi delle mani e dei piedi e dei gomiti su tutto il corpo, agisce sui punti energetici considerati dall'agopuntura. Stimola la circolazione sanguigna ed il flusso linfatico, agisce sul sistema nervoso allentando la tensione muscolare più profonda, rimuove le tossine dei tessuti, risveglia il sistema ormonale e sollecita la capacità di autoguarigione del corpo.

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