Wednesday, July 16, 2008

Shailja Patel

Questa poesia fa parte della performance della bella indo-africana-kenyota Shailja Patel
L'ho conosciuta in Svezia ed è bravissima!!!
Ve l'allego in inglese e nella traduzione di Marta Matteini; nel file prima c'e' l'italiano e poi l'inglese.

SCROLL DOWN FOR THE ENGLISH TRANSLATION

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3. La vecchia con il tamburo: un tributo a Bi Kidude

1.

La donna posò il tamburo sull'erba, di fronte a sé.

Si avvolse un morbido telo intorno ai fianchi.

Come se stesse per lavare i panni, tagliare le verdure

legarsi sulla schiena il bambino per andare al mercato.

Nessuno di noi le fece caso.

La donna si imbrigliò il tamburo ai fianchi.

Un tamburo msondo che le arrivava all'altezza del petto, due palmi di diametro

Lo inclinò e se lo infilò tra le gambe.

Si sistemò per bene.

Tirò su la schiena.

Le spalle e il collo, pronti a scattare.

La bocca con le gengive in bella vista.

Dal lembo rialzato del telo spuntano le gambe magre e forti.

I piedi ben radicati a terra

Come se fosse arrivato il momento

Di darsi da fare.

Come se stesse andando

A lavorare.

All'improvviso, ci troviamo

Sul pianeta Kidude.

Dove gli uomini si muovono rapidi sulla stuoia:

piazzano i microfoni, sistemano i fili, si agitano per puntare le telecamere.

E la vecchia non si cura di nessuno.

Perché sono ottant'anni che suona il tamburo

Ben prima che esistessero le telecamere e i microfoni.

Anni e anni in cui ha trasportato il suo tamburo

incespicando tra la polvere

in tutta la Tanzania da cima a fondo

Per suonare.

Anni e anni in cui ha affrontato

La paura, gli insulti, le beffe

Il silenzio che ti distrugge l'anima

Sopravvive soltanto il fuoco più resistente.

Anni e anni in cui si è spinta sempre più nel profondo

Fino a toccare il centro del suo ritmo.

Questa è Bi Kidude.

Una virtuosa di musica Taraab, iniziatrice di Unyago.

Una donna che a novantacinque anni

Ha percorso più miglia a piedi

Di quante ne abbia fatte chiunque di noi in macchina.

Rivendica un lignaggio

Musicale radicato

Nelle vite di chi non ha niente

Storie raccontate nel linguaggio della strada e del mercato

Poesia sepolta nei corpi delle donne.

II.

Non ho mai visto una donna a cavallo del tamburo

Come una dea che cavalca la tigre

Come la creazione che cavalca il cosmo.

Non ho mai visto una donna a cavallo del tamburo.

Non ho mai visto un artista

Né uomo né donna

In nessun posto al mondo

Possedere il proprio strumento

Come se uscisse dal suo ventre

Come se fosse saldato

Alle sue cosce.

III.

Poi arrivano le danzatrici.

Le danzatrici si muovono lentamente.

Posano i cellulari, scuotono i loro teli.

Gioielli d'oro alle orecchie, al collo, ai polsi;

l'oro luccica nelle loro bocche.

Le danzatrici risucchiate dal movimento

Come un pezzo di verdura scivola nell'olio bollente

Poi risale in superficie

E inizia a friggere.

Adesso le danzatrici muovono i fianchi

Con precisione ed equilibrio, controllano

la propria forza, ogni singolo muscolo

gli atleti olimpionici morirebbero d'invidia.

Ondeggiano i fianchi

Per tutte noi

A cui è stato insegnato, imposto

Di rinnegare i nostri corpi. Per tutte le donne

Che sono state

Derubate del proprio corpo.

Spingono i sederi spumeggianti all'indietro

con democratica generosità.

Si burlano di un'anziana avvolta nel buibui nero.

Scherniscono il turista bianco con i dread locks

Che si finge distaccato

Dietro gli occhiali scuri

Mentre vedo che il collo gli diventa rosso

E si riga di gocce di sudore.

Le danzatrici agitano i fianchi

Per le cameriere

Dell'Africa House Hotel. Intrappolate

In disgustose, orribili, scadenti e soffocanti

gonne nere e camicie bianche

di un tessuto che fa sudare

mentre servono cocktail alle turiste in short e bikini.

Perché non sia mai detto che chi serve

senta la brezza leggera sulla pelle

non sia mai detto che chi serve

possa muovere i fianchi e il busto

in abiti comodi

di colori che vibrano.

Dimenticheremmo che sono personale di servizio.

Potremmo

Accorgerci di loro.

Le danzatrici agitano i fianchi per le donne

Quelle cameriere intanto servono. Turiste

In bikini dalle facce slavate

Sul bordo della piscina del Serena's.

Donne che controllano i loro corpi quotidianamente

A caccia di un po' di grasso in più

Di un'abbondanza da condannare.

Donne che condividono la tragica sorellanza

Della liposuzione, della chirurgia estetica

la silenziosa epidemia delle morti da anoressia.

Donne a cui hanno insegnato che essere belle

significa cancellare se stesse.

Queste danzatrici ruotano i fianchi

Per le seimila bambine che oggi stesso

Sono state tenute ferme, con le gambe divaricate, le mani legate,

imbavagliate, bendate, torturate

oltre ogni sopportazione, violentate

oltre ogni limite, circoncise

per colpa

di un clitoride.

Agitano i fianchi per ogni donna

Che ha preso il virus dell'Hiv

Da un uomo che ha dato più valore al suo piacere

Che alla vita di lei.

Queste donne che circondano Bi Kidude

Come pianeti intorno al sole

Le si agitano intorno come le vipere dello Snake Temple

Come pantere sinuose

Intorno alla primigenia fonte del suono;

si agitano per riportare nel mondo

la generosità

dei corpi femminili.

Con i fianchi e i sederi dicono SÍÍ!!!

SÍ

All'abbondanza che non si vergogna.

SÍ

Al potere, alla conoscenza

Che non si mascherano più.

SÍ

Al piacere,

rivendicato e conferito

ai nostri bei corpi mortali.

IV.

Non ho più paura di invecchiare

Dopo aver sentito Bi Kidude

Cantare forte

A novantacinque anni

Senza microfono

Onde sonore macchiate di tabacco

Cartavetrate fino a diventare sottili come la fibra di cocco

Più resistenti dei cavi d'acciaio.

Non ho più paura di invecchiare

Dopo aver visto Bi Kidude –

un viso non mai sfiorato da

Una crema antirughe,

da un peeling antiage con acido glicolico,

un viso che trangugia whisky e sigarette

per ogni grammo di idratante che uso io –

ipnotizzare centinaia di telecamere.

Ho sentito la forza del collo di questa donna,

i muscoli delle sue spalle

un tuono che si innalza

e il braccio che scende e poi la mano sul tamburo;

scatena più elettricità

di dieci Madonne

di cento Fela Kuti accompagnati da sedici musicisti

ci riporta al centro della creazione

dove nasce il suono.

V.

Credo in Bi Kidude

Come non credo in dio.

Ma se dio fosse una donna di novantacinque anni, nera come l'ebano

Una donna swahili

Che dice di avere centoventi anni,

con la bocca piena di denti rotti e di buchi

con le mani percorse dalle vene come i tronchi di banyan

il tamburo in mezzo alle gambe

la sigaretta tra le labbra sagge e insolenti

una banconota che sventola dalla scollatura;

se dio cantasse versi taglienti e maliziosi

sui pericoli del rotolino di tabacco

che tiene in bocca;

se dio fosse anche ironia, lussuria, contraddizione

sofferenza, imperfezione;

se dio sbandierasse le sue battaglie come un mantello di velluto,

se orchestrasse gli atomi dell'universo

secondo il ritmo del suo ventre

allora forse sì crederei in quel dio.

Quel dio che è solo il nome

Del genio che sta dentro tutti noi

Che fa di noi il nostro imam e il nostro profeta

La nostra divinità.

Esorterei i fedeli a pregare:

Sia lode a Kidude! Kidude urrah!

E loro risponderebbero: Urrah!

Risponderebbero: Urrah!

Risponderebbero: URRAH!

E tutti noi diventeremmo

dio.

Shailja Patel, 2006

Drum Rider: A Tribute to Bi Kidude

I.

The woman planted a drum on the grass before her.
Twisted a soft worn khanga round her hips.
As if she was going to wash clothes, chop vegetables;
hike a child to her back to go to market.
None of us really paid any attention.

The woman harnessed her hips to the drum.
Chest-high, foot-in-diameter msondo drum.
Rocked it aslant between her straddled legs.
Settled into position.
Sunken chest erect.
Shoulders, neck, at the ready.
Mouth set over gaping gums.
Khanga hiked up skinny strong legs.
Feet grounded in the earth
like it was time
to do business.
Like she was going
to work.

Suddenly, we are on
Planet
Kidude.
Where men scurry across the mat:
place mics, arrange wires, jostle for camera views.
Where the woman ignores them all.
Because she did this for eight decades
before there were cameras, mics.
Decades she hoisted her drum
trudged rich dirt
the length and breadth of
Tanzania
to perform.
Decades she fought off
terror, insults, mockery
the soul-destroying silence
only the strongest fire survives.
Decades she t ravelled deep and deeper
to the heart of her own rhythm.

This is Bi Kidude.
Virtuoso of
Taraab, Unyago.
Woman who at ninety-five,
has walked more miles
than most of us have driven.
Claimed a lineage
of music rooted
in the lives of the powerless
stories unfurled in language of street and market
poetry buried in the bodies of women.

II.

I have never seen a woman ride a drum before
like a goddess rides a tiger
like creation rides the cosmos.
I have never seen a woman ride a drum like this.
I have never seen an artist
male or female
anywhere across the globe
own their instrument like
it grew out of their belly,
like it was welded
to their thighs.

III.

Then, there were the dancers.

The dancers moved lazily.
Dropped their cellphones, shook out their khangas.
Gold at their ears, their necks, their wrists;
gold gleamed in their mouths.

The dancers slipped into movement
as a
bhajia slips into hot oil
rises to the surface
starts to sizzle.

Now the dancers work their hips
with a precision of balance, control
a potency of strength, of muscle isolation
Olympic gymnasts would envy.

They shake their hips
for all of us
who have been taught, coerced
to disown our bodies. For all women
whose bodies
have been stolen from them.

They thrust their succulent buttocks out
with democratic largesse.
Tease the old woman in the black
buibui.
Taunt the white-boy, dreadlocked tourist,
who feigns coolness
behind his wraparound sunglasses,
while I watch his neck turn scarlet

drip with sweat.

The dancers work their hips
for the waitresses
at Africa House Hotel. Caged

in the most godawful
ugly, cheap, confining
sweat-producing black skirts, white shirts
to serve drinks to tourists in shorts and bikinis.

Because heaven forbid those who serve
should ever feel breeze on their skins
heaven forbid those who serve
should move their hips and torsos
freely in clothes that flow
colours that hum.
We might forget they are servants.
We might
see them.

The dancers shake their hips for the women

those waitresses serve. Waxy-pale
bikini-clad tourists
at Serena's poolside.
Women who check their bodies daily
for criminal fat
outlawed abundance of flesh.
Women of the tragic sisterhood
of liposuction, surgical alteration
silent epidemic of anorexia deaths.
Women taught that beauty
equals self-annihilation.

These dancers swivel their hips
for the six-thousand girl children who today
were held down, legs spread, hands tied,
gagged, blindfolded, tortured
beyond screaming, violated
beyond horror, circumcised
for the crime
of a clitoris.

They move their hips for every woman
infected with HIV
by a man who valued her life
less than his gratification.

These women who circle Bi Kidude
as planets orbit the sun
circle like temple snakes
sinuous panthers
the source where sound begins;
they are shaking the bounty
of women's bodies
back into the world.

Their hips and butts are saying: YESS!!
YES
to largeness that does not apologise.
YES
to power, knowledge,
that do not disguise themselves.
YES
to pleasure,
claimed and vested
in our mortal beautiful bodies.

III

I will never fear aging again
because now I have heard Bi Kidude
belt out
at ninety-five
without a mic
tobacco-stained waves of sound
sandpapered down to coconut fibre
stronger than cables of steel.

I will never fear aging again
because now I have seen Bi Kidude -
whose face has never touched
an anti-wrinkle cream,
an age-defying glycolic acid enzyme peel,
who knocks back whisky, cigarettes
for every ounce of moisturizer I consume -
hypnotise a hundred cameras.

I have felt the power of this woman's neck,
her shoulder muscles
surge thunder
down arm to hand to drum;
generate more electricity
than ten Madonnas
a hundred Fela Kutis with sixteen-piece bands
take us back to the center of fertile creation
where sound begins.

IV.

I believe in Bi Kidude
the way I don't believe in god.

But if god were a ninety-five-year old, ebony black
Swahili woman,
who claims to be one hundred and twenty,
with a mouth full of broken and missing teeth
hands veined like banyan trees
a drum between her legs
a
kijiti at her defiant, all-knowing lips
a
shillingi-mia-kumi note flapping out of her neckline;

if god chanted wickedly satirical shairi
about the dangers of the very deathstick
she sucks on;

if god embraced irony, lust, contradiction
heartbreak, imperfection;
if god flaunted her struggles like a velvet cape,
rearranged the atoms of the world
with the rhythm of her gut

then maybe I would believe
in that god.
That god who is only a name
for the genius in all of us
that makes us our own imam and prophet
our own divinity.

I would call the faithful to prayer:
Bomba Kidude! Kidude
Saafi!

And they would holler back: Saafi!
They would holler back: Saafi!
They would holler back: SAAFI!

And we would all be

god.

- Shailja Patel, 2006, www.shailja.com

Glossary:

taraab - traditional music of Zanzibar
unyago - Swahili women's drumming and music, used to educate young women into adult sexuality and prepare them for marriage
bhajia - deep fried batter-dipped lentil / vegetable dumpling
buibui - head-to-toe black garment worn by conservative Muslim women on the East African coast.
kijiti - cigarette
shillingi-mia-kumi - ten thousand shillings. In the taraab tradition, audience members tuck money into the clothing of musicians as a tribute
shairi - swahili lyrical poetry
saafi
- literal translation is 'clean' , but the word is used as a public accolade, shout of audience approval


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RIMPATRIATI 40 NIGERIANI OGGI

IMMIGRATI: VIMINALE, RIMPATRIATI 40 NIGERIANI IN ITALIA CLANDESTINAMENTE

(ASCA) - Roma, 16 lug - Nell'ambito dell'attivita' di contrasto all'immigrazione clandestina sono stati rimpatriati nella mattinata 40 cittadini di origine nigeriana. Lo riferisce una nota del Viminale. Il volo charter e' partito alle ore 13.20 dall'aeroporto di Roma-Fiumicino alla volta di Lagos. L'operazione, condotta dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, fa seguito a precedenti attivita' gia' eseguite lo scorso 28 giugno da Gorizia e 3 luglio da Catania a carico di immigrati clandestini egiziani.

Monday, July 14, 2008

Diritto alla salute e clandestini

Corriere della Sera


LA DENUNCIA DELLA SOCIETA' DI MEDICINA DELLE MIGRAZIONI
Diritto alla salute e clandestini,
l'emergenza tra rinunce e paure
Sempre più immigrati extracomunitari non si curano presso strutture pubbliche per evitare l'espulsione (Il video)
MILANO - L'immigrato, anche se clandestino, ha diritto in Italia all'assistenza medica d'urgenza e di base. Lo stabilisce il codice Stp (straniero temporaneamente presente), contenuto nel Testo Unico sull’immigrazione del 1998. Un diritto e un principio di cui in pochi sono a conoscenza, in modo particolare tra gli stessi migranti extracomunitari. La «clandestinità sanitaria» è una piaga gravida di disastrose conseguenze, un’emergenza – sostengono medici e associazioni di volontariato – aumentata in modo esponenziale da quando è all'ordine del giorno l'introduzione del reato di clandestinità.

C'è un clima di terrore diffuso che tiene lontani gli immigrati dagli istituti di cura. E’ quanto denuncia la Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni, che ha attivato un osservatorio su tutto il territorio nazionale. E la paura, complice la disinformazione e l’isolamento, potrebbe contagiare anche gli stranieri con regolare permesso di soggiorno. «Abbiamo paura, ad esempio, di un aumento dell’aborto clandestino o del ricorso alla medicina fai da te», spiega la dottoressa Graziella Sacchetti, ginecologa e membro del consiglio direttivo della Simm. «Una piaga che può avere conseguenze anche su larga scala, pensiamo all'ipotesi di un'epidemia che, nella sua fase iniziale di propagazione, sfugga al controllo medico». Dati e testimonianze in merito sono stati raccolti tra le oltre cento strutture che in tutta Italia, tra centri e ambulatori, si occupano dell’assistenza sanitaria agli immigrati.

Proprio gli ambulatori, nati in seno al mondo del volontariato laico e religioso, hanno svolto in questi anni un lavoro importantissimo per gli immigrati, soprattutto quelli irregolari, affiancando il servizio Sanitario nazionale. «La non chiarezza dei percorsi, le modifiche normative in corso, la fragilità sociale si è manifestata con il significativo utilizzo delle strutture ambulatoriali – spiega Salvatore Geraci, responsabile dell’area sanitaria della Caritas di Roma – poiché per molti immigrati non è possibile accedere ad altri servizi sanitari».

L’Oikos di Bergamo accoglie 1.300 nuovi stranieri per un totale di 3.800 visite all’anno; mentre sono 7.000 gli immigrati che frequentano regolarmente l’ambulatorio di assistenza della Caritas diocesana di Roma, per un totale di 20.000 tra visite e prestazioni ogni anno. Il Naga di Milano arriva a quasi 23.000 prestazioni all’anno, comprese le 1.400 chiamate di «medicina di strada», con cui vengono assistiti immigrati e indigenti impossibilitati a raggiungere la struttura. Secondo molte associazioni di volontariato le regioni non avrebbero risposto in maniera esaustiva alla direttiva del Testo Unico sull’immigrazione, che indica negli ambulatori di base le sedi per le cure previste dal codice Stp. «Molte regioni non hanno istituito gli ambulatori – continua Geraci della Caritas – anche se, ad esempio, nel caso dell’Umbria e della Toscana sono state fornite valide alternative. Però, in generale, gli immigrati sono costretti a rivolgersi al volontariato o, in ultima istanza, al pronto soccorso».

Marco Todarello (Agr)

Sunday, July 13, 2008

Frode in italiano (Nigeria Fraud in Italian)

Frode in italiano (Nigeria Fraud in Italian)
About the 419 scam
Email addresses used by 419 scammers
Phone numbers used by 419 scammers
How to report 419 spam to us
Domains registered by 419 scammers
Company names mentioned in 419 spam
What can you do when you receive 419 spam
La maggior parte dei email di frode nigeriano sono in inglese, ma ci sono inoltre versioni in italiano. Qui sono alcuni esempi:.
From: Simon [mailto:smuzender@netscape.net]
Sent: 12 June 2005 19:02
To:
Subject: Proposta Finanziaia
Potresti sorprenderti nel ricevere questa lettera per il fatto che tu non mi
conosci e perci� vorrei presentarmi.
Mi chiamo Simone Mazenda, figlio primogenito di Paul Mazenda un
ex-agricoltore dello Zimbawe. Egli � stato ucciso poco tempo fa nell'attuale
guerra civile che incombe nel mio paese.
Ho ricevuto il tuo contatto attraverso il network e per questo ho deciso di
scriverti.
Mio padre, prima della sua morte, mi port� a Johannesburg (Sud-Africa) per
depositare una somma di 8,5 milioni di dollari, in una delle assicurazioni
private, proprio perch� conosceva il pericolo presente nello Zimbawe.
In seguito questa somma venne depositata e convertita in pietre preziose per
evitare la svalutazione dalla compagnia di assicurazione.
Questo capitale era destinato per l'acquisto di nuovi macchinari e prodotti
chimici per gli agricoltori e la creazione di nuove fattorie nello
Swaziland.
Il problema in questa terra nacque quando il presidente dello Zimbawe, Mr.
Robert Mugabe introdusse una riforma agricola nel mio paese che andava a
favore interamente del ricco popolo bianco e di pochissimi agricoltori
benestanti di colore.
Tutto questo port� allo sterminio di intere famiglie da parte di fanatici
guerriglieri che continuano a portare la societ� Zimbawese alla decimazione.
Quindi la nuova riforma � la causa principale della morte di migliaia di
persone e tra cui mio padre che ne rimase vittima.
Per questo motivo decidemmo io e la mia famiglia di chiedere asilo politico
e di trasferirci in Olanda, dove tutt'ora abitiamo per� allo stesso tempo
cercare di trasferire la nostra somma di denaro in un posto pi� sicuro
poich� il governo olandese proibisce ai rifugiati politici all'interno del
proprio territorio di possedere un conto bancario o essere coinvolti in
transazioni finanziarie.
Come primogenito ho la piena responsabilit� di venire a conoscenza di un
conto estero senza che il mio governo venga a saper di tutto ci�, in quanto
ha il potere di defraudare ogni bene che noi cittadini possediamo.
Il governo sud-africano sembra sia d'accordo con il governo dello Zimbawe.
Mi trovo di fronte al dilemma di trasferire questo capitale dal Sud-Africa
in modo da non incorrer pi� in simili esperienze nel futuro in quanto
entrambi i paesi hanno una simile storia politica.
Come uomo d'affari sono alla ricerca di un partner finanziario, al quale
posso affidare nelle sue mai il mio futuro e quello della mia famiglia e
vorrei assicurarti che questa transazione non presenta rischi.
Tutto ci� che adesso avrei bisogno e che tu possa assistere me e la mia
famiglia e cio� fare un contratto con la compagnia di assicurazione per
effettuare il versamento dall'ufficio della filiale in Olanda, avendo gi�
dato le mie direttive per il trasferimento, che deve essere fatto dal
Sudafrica in Olanda. Ma prima di tutte queste modalit� si deve stabilire
come il cambio di propriet� del conto e cosa molto pi� importante � che
questo denaro deve essere usato per il mio investimento.
Avrei due opzioni per te. La prima � che tu puoi scegliere di avere una
certa percentuale di denaro per sottoscrivere il conto di questa
transazione; come seconda possibilit� potresti diventare il mio partner per
tutto l'investimento di denaro nella da effettuarsi tua citt�. Qualunque
opzione tu scelga, sentiti libero di contattarmi.
Ti dico che ho gi� sottratto il 5% per tutte le spese relative al processo
di transazione bancaria. Se non preferisci il partenariato ti potr� versare
il 10% del denaro mentre il restante 85% verr� riservato per l'investimento
da farsi nella tua citt�.
Se non reco alcun disturbo contattami cortesemente a questo indirizzo e-mail
e ti chiedo gentilmente di mantenere l'assoluta privacy come la legge
prevede.
Grazie per il tuo sostegno e che dio ti benedica.
Cordiali saluti
Simone Mazenda

Zebrudaya - Happy Bad day

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Saturday, July 12, 2008

"Cults - Nigeria"

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WARNING: PICTURES MAY BE TOO "STRONG,BRUTAL & BLOODY"
THE MODERATOR (charles)
YouTube - Broadcast Yourself

NIGERIAONLINE2003 ha condiviso con te un video su YouTube.

university cults
July 2005
In Nigeria, University fraternities have taken on brutal extremes. Students are being murdered and defiled with impunity by vicious cult members.

'It was a baptism of fire' recalls vice chancellor of University Benin. 'They cut his head open and flipped it -- like a cap, so that the brain matter and everything splattered around the building'. Over 80 Nigerian students have died in gruesome attacks by cult members in the last two years. No-one has ever been convicted. Cultists are often found to be children of prominent Nigerians and are often used by the regime itself to intimidate, maim and kill opponents. Cult leader, Meyer, explains how he uses the police to exact revenge on his opponents: 'We guide the police, pick them out to get them killed'. Universities are supposed to be the future of developing nations but a vocal minority here are trying to keep Nigeria in the Dark Ages.

© 2008 YouTube, LLC





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FESTA DEI POPOLI - GRAN FINALE

FESTA DEI POPOLI GRAN FINALE CISTERNA DI LATINA

Friday, July 11, 2008

Samuel Ayotunde Kalejaiye

Samuel Ayotunde Kalejaiye: un italo-nigeriano con molte mamme ma, per ora, un solo libro.
Dialogo con lo scrittore Samuel Ayotunde Kalejaiye.


22 marzo 2005 - Daniele Barbieri
Fonte: www.migranews.it - 10 marzo 2003
Di mamma ce n'è una sola: tipico modo di dire italiano (e non solo) che oscilla fra l'ovvietà, il rispetto, l'affetto e magari qualche sospetto di «mammismo». Vai a vedere se poi, nell'Italia di oggi, a tante lodi per quella «mamma sola» davvero corrisponde una sostanza o rimane soprattutto retorica. Anche per queste ragioni avrebbe dovuto suscitare una certa curiosità "La mia prima mamma" del nigeriano (ormai italo-nigeriano) Samuel Ayotunde Kalejaiye che è uscito nel 2003 da Fara. Il libro invece è passato abbastanza inosservato ed è un peccato per il tema e per i possibili confronti fra due culture ma anche rispetto a un autore che ha l'innegabile gusto del raccontare anche se forse ha bisogno di esercitare un più completo controllo sulla scrittura come è già capace di fare nell'oralità.
Ascoltare infatti Ayotunde - il suo nome significa "la felicità è ritornata" - è un vero piacere. Bene ha fatto dunque «Città meticcia» di Ravenna a presentare il suo libro all'interno del ciclo "ParolErranti". Una cinquantina di persone - quasi equamente divisi fra nativi e migranti - hanno così goduto della conversazione con Samuel Ayotunde Kalejaiye, introdotto e interrogato dallo scrittore algerino Tahar Lamri, con i piedi ad accompagnare gli straordinari gospel del gruppo Le Rocher e per i golosi il classico dulcis in fundo che era in realtà un'agro-dolce perché agli zuccheri della colomba pasquale si univano sapori africani più piccantini.
Se la Nigeria è un gigante con tanti popoli, etnie e linguaggi anche il non certo minuto Samuel Ayotunde Kalejaiye ha molti e diversi volti. E' un re che ha voluto abdicare (come racconta nel libro); è un poeta e scrittore che per campare fa l'agente di commercio (e persino il sommelier); è un privilegiato perché ha potuto studiare. E' un fortunato perché è grazie ai soldi vinti al quiz Superflash - neanche a dirlo con Mike Bongiorno - se in Italia ha potuto completare l'università ma è anche uno sfortunato perché ha perso il suo miglior lavoro (direttore di una discoteca dove aveva iniziato da cameriere) per una insofferenza agli occhi che si aggravava con fumo e luci psichedeliche. E' stato un immigrato molto arrabbiato con l'Italia che, dopo 14 anni di permanenza non gli concedeva la nazionalità: "pago più tasse io di certi albergatori della Riviera" ha puntualizzato nel ´93 in Ebano & avorio (primo libro a raccontare il nuovo fenomeno delle cosiddette «coppie miste»). E poco dopo è diventato cittadino italiano.
Samuel Kalejaiye non è stato vittima di quel razzismo aggressivo che purtroppo esiste ma ha spesso incrociato quella intolleranza meno vistosa che pure ferisce e offende. "Voglio raccontare un episodio. Ero in una selezione con 27 italiani, il mio colloquio fu l'ultimo. «Porca miseria», continuava a ripetere l'esaminatore: «lei è il migliore, è proprio quello che cerchiamo; ma io come faccio a farla passare davanti a 27 italiani?» mi ha chiesto, con un'aria davvero dispiaciuta. E che dovevo dirgli io?". E' in quei momenti che si sente rifiutato. Un'eco di quello stato d'animo si avverte anche nella poesia «Non ho scelta», con cui nel '97 vince il premio Eks&Tra; i versi finali urlano: "Non ho scelta devo andare / andare in tutte le piazze gridando giustizia / sperando che qualcuno mi ascolti. / Non ho scelta devo tornare / tornare nel mio paese d'origine / in questo posto non sono un ospite gradito". (Chi desiderasse leggere il testo completo può trovarlo nell'antologia «Memorie in valigia», Fara editore.)

"Spesso sento «voi africani che avete molte mogli», ma io ne ho una sola" spiega Samuel Kalejaiye; "oppure mi dicono che i nigeriani sono tutti islamici ma io invece sono cristiano". Più somiglianze del previsto dunque ma in effetti qualche differenza esiste. La questione delle mamme per esempio. "Per molti africani, o forse dovrei essere anch'io più preciso e dire per molti nigeriani che conosco, le mamme sono molte" spiega: "così vengono chiamate le donne anziane a cui si è particolarmente affezionati". Però la prima mamma - nel suo caso una donna minuta che si chiamava Florence Ajayi - è un po' diversa. E il suo libro è un atto d'amore a questa "prima mamma" e inizia con un canto yoruba (è un'etnia della Nigeria): "Iya ni Wura Iyebiye...." che Kalejaiye traduce: "La mamma è un tesoro inestimabile che non si può comprare con i soldi, mi ha tenuto in grembo per 9 mesi e mi ha portato sulla schiena per tre anni; la mamma è un tesoro inestimabile che non si può comprare con i soldi".
Altra differenza fra le tradizioni italiane e quelle nigeriane riguarda i funerali. «La morte di una persona giovane è un lutto per noi e purtroppo capita spesso; ma se muore un anziano o un'anziana per noi diventa un festa: crediamo che non sia la fine ma un nuovo inizio». Così un intero paese o, in certi casi, addirittura una città trasforma quella morte in un banchetto gioioso con canti e danze. "Come se fosse un matrimonio, manca solo la lista di nozze ma per il resto è identico" spiega Samuel Kalejaiye. Il racconto - quasi sconcertante per la cultura dominante in Italia - di questa festa/funerale è proprio il cuore narrativo di "La mia prima mamma". Kalejaiye è come sdoppiato: in certi momenti si comporta da africano e in altri da italiano. Così risponde quando Tahar Lamri glielo fa notare: "Mi sono messo a filmare. E' come se in quel momento fossi uscito dal mio corpo africano per entrare in un altro. Addirittura ho pensato che dovevo fotografare le lumache giganti per mostrare ai miei amici italiani che non raccontavo balle. C'era anche un piccolo alligatore che girava vicino alla nostra casa e io avevo quasi paura di incontrarlo; tornavo ad avere un atteggiamento africano quando lo consideravo un animale domestico. In altri momenti, per esempio quando in Italia mi metto a cucinare, mi riscopro invece completamente nigeriano: dopo 28 anni che sono qui d'improvviso ricordo tutte le ricette".
Di molto altro vuol parlare Samuel Kalejaiye: di negritudine, del futuro del suo Paese, "della più grande maledizione dell'Africa, la sua ricchezza", dei nigeriani immigrati e di quelli in esilio (il premio nobel Wole Soyinka), dell'assassinio di Ken Saro Wiwa, della Shell, del suo amore per Carla (che è in sala), della paura continua quando non riusciva ad avere il permesso di soggiorno, di una proposta fatta - senza risposta - alla Rai e della decina di libri che ha pronti, "quasi finiti" nel cassetto e di quello che pubblicherà prima dell'estate. Ma può solo accennarne, la festa-discussione volge al termine. C'è solo tempo per rispondere all'ultima domanda, "Scrivere in italiano che significa per te?", di Lamri con un convinto: "Di solito non scrivo in italiano, traduco; penso in 5 lingue - tre sono africane e poi c'è l'inglese - ma per ognuna c'è la circostanza giusta, a volte neanch'io saprei spiegare in anticipo qual è". Dopo aver raccontato un'esilarante storiella algerina, Lamri promette che, prima o poi, bisognerà organizzare un appuntamento anche sull'umorismo africano.

Il ciclo "ParolErranti" - parole, musiche, visioni, sapori, incontri con la letteratura nascente - prosegue il 2 aprile con l'albanese Ismail Bresku e si chiude il 30 aprile con Rosana Cripim Da Costa: alla Casa delle culture in piazza Medaglie d'oro 4, sempre alle ore 17. Non è l'unico ciclo di appuntamenti da queste parti: dall'11 marzo sino al 2 maggio infatti le biblioteche della Valle dell'Idice (Budrio, Castenaso, Loiano, Medicina, Molinella, Monghidoro, Monterenzio, Ozzano, Pianoro, Rastignano, San Lazzaro di Savena) organizzano «All'incrocio dei sentieri» ben 18 incontri con autori e autrici della letteratura migrante.

Samuel Ayotunde Kalejaiye
La mia prima mamma
Fara editore 2003
78 pagine , 7 euro

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy

GOVT IGNORE EU FINGERPRINT VOTE

Maroni 'outraged' over resolution on gypsy census

(ANSA) - Rome, July 10 - Interior Minister Roberto Maroni said Thursday that Italy would continue to take fingerprints during a government census of gypsy camps despite a European Parliament (EP) recommendation to stop.Maroni said he was ''outraged'' by the non-binding EP resolution on Thursday, which called on Italy to abstain from collecting fingerprints or using those already collected ahead of a full evaluation of the measures by the European Commission (EC).

The EP motion, tabled by a group of left-wing Italian MEPs, held that fingerprinting adults and children in gypsy camps discriminates against race and ethnicity.It was passed by 336 votes to 220, with 77 abstentions.But Maroni said the recommendation was based on ''false suppositions'' and that the government plan to deal with gypsy camps was ''a battle for civility''.''The Italian government will go ahead to the bitter end, in full and complete agreement with the European Commission,'' he said.''Our aim is to put an end to the disgrace of nomad camps, which are worse than (Brazilian shanty-town) favelas.''We want to create authorised, controlled camps where people can live in Italy in a dignified manner,'' added the minister, who says fingerprinting will help fight crime and identify illegal immigrants.
Maroni received support from EU Affairs Minister Andrea Ronchi, who referred to the EP vote as ''one of the worst pages in the history of European institutions''.Foreign Minister Franco Frattini said EP accusations of racism against the Italian government were ''totally unfounded'' and ''motivated by politics rather than any substance''.''The EP adopted this resolution without waiting for the EC to begin their evaluation, which means they had no interest in hearing whether the measure is compatible with European law. For that reason I am not remotely embarrassed to defend this measure,'' said the former EU Justice Commissioner.Opposition politicians praised the EP vote, which Shadow Interior Minister Marco Minniti described as ''confirming all of our doubts'' about the ''hateful discrimination'' of fingerprint collection.

''It's an important decision even if it's not binding,'' said Senate Deputy Speaker Emma Bonino of the Radical Party. ''We hope that this vote will help convince some mayors and the Interior Minister (Roberto Maroni) to change their minds,'' she said.EC TO RECEIVE CENSUS REPORT BY END OF JULY. European Justice Commissioner Jacques Barrot on Thursday told the EP that Italy would send a full report on measures adopted for the gypsy census by the end of July.Barrot pledged to collect all information on ''the purpose (of fingerprinting), the legal basis, how they will be preserved and if they will be used for other ends''.

The commissioner also said he had asked for particular clarification on the treatment of minors under the age of 14 and on the situation in the 17 Italian regions not involved in the government's current emergency plan.So far, the city prefects of Milan, Naples and Rome charged with overseeing the census have taken different approaches to fingerprinting.In Naples and Milan, where the census is already under way, fingerprints have only been taken from minors between the ages of 14 and 18 in Naples camps.Milan prefect Gian Valerio Lombardi said fingerprinting will only be used in cases where gypsies refused to identify themselves.

Rome prefect Carlo Mosca said he had ruled out fingerprinting altogether but would require photos of gypsies who refused to identify themselves when the census starts in the capital next week.In the wake of concerns over public safety, Maroni has pledged to dismantle all illegal camps as well as authorised camps that do not have adequate facilities.Government plans also call for the expulsion of any immigrant found to be in Italy without the correct paperwork.

The vast majority of the 152,000 gypsies living in Italy are of Romanian origin, while a small percentage come from the Balkans.

AFRICAN WOMEN & MIGRATION

Nigerian govt has a lot to thank the Irish govt - Pamela Toyin

By Taiwo Akinlembola - updated: Friday 11-07-2008

Her book, 'Herstory', highlights the plight of African women who migrated to Ireland because of different bitter experiences they had in their countries.

In this chat with Taiwo Akinlembola, Pamela Toyin Akinjobi, author of the book, spoke on reasons why many Africans flee their countries and her experience with African migrants, especially Nigerians in Ireland.

As a journalist and a writer, Toyin Akinjobi stated that she had seen and come across a lot of immigrants in Ireland, especially Nigerians who took refuge in the country because they could no longer cope with the situation in the country.

She relayed the example of a family who had to leave the country to resettle in Ireland because of the incessant armed robbery attacks on their home in Lagos. She has also come across a lot of Nigerians who come into Ireland with visiting visas and would refuse to go back home at the expiration of their visas.

"Majority of them stay back with the intention of getting into the United Kingdom through the 'back-door', while some come into Ireland through the same channel. "Most Nigerian women who come into Ireland from the UK do so because of the fact that they know if you have a child in Ireland, the mother would get a residency and the child automatically becomes a citizen and he/she is entitled to every opportunity in Ireland.

The circumstances which brought Nigerians to Ireland are different, but it all borders on the fact that Nigerians are not getting the expected social support from Nigeria."For instance, a lot of I.T experts are recruited from Nigeria and are employed in Ireland. I know of a guy who was made a director in a leading company immediately he got to Ireland. Think of what his expertise would have done to our fatherland, Nigeria. A lot of Nigerians graduates are hanging around the country without jobs.

"Sometime ago, during one of my talk shows, an Irish woman who was very furious asked me why many Nigerians are residing in Ireland.According to her, 'there is money in Nigeria and there are available resources, why are they here? All they do is take away our own resources, milk the Irish government dry and so many things like that. At least we hear that there is a lot of money in Nigeria.' I answered her that, it is not all the time that you switch on your TV set and watch war recordings that there is war going on. Even when the situation is calm, people experience internal war, and this is wiping out generations. People die everyday from suffering. In Nigeria you have to fight for everything — transportation, water, medical treatment etc.

"For example, a Nigerian from Benue State who has lived in Ireland for 33 years, has a school and a computer college there asked me to do a brochure on Benue State indigenes who live in Ireland for her. She told me that back home in her local government area, people were dying of cholera as a result of lack of potable water. She showed me some pictures, you can't believe such things still exist. She tried to help but according to her she encountered a lot of problems as the chairman was unsupportive at the initial stage.

"Our leaders in Nigeria have a lot to think about and a lot of things must be changed so that people will be encouraged to come back home. Take a look at the epileptic nature of the PHCN. A lot of businessmen and women barely make profit as all that should be their profit goes into buying diesel to run generating sets. My sister is a victim, I always wonder how she makes it.

The health sector is also zero. I once lost a cousin to a medical personnel's incompetence. The Nigerian government has a lot to thank the Irish government for, because of the way pregnant women are being taken care of over there in Ireland. A grandma recently came on visitation to Ireland and her daughter-in-law fell into labour.

The old woman coming with the Nigerian mentality insisted on accompanying her to the hospital, in case she would need to help her if she would need some extra things. She was surprised at the way everything went and the reception she herself got at the hospital.

"Here in Nigeria, another bane of the nation is maternal and infant mortality and morbidity. The medical facilities available for the care of pregnant women are zero.

"Most Nigerians do not want to come back home to all these hardships after living in a different environment where everything works the way it should. Some would even tell you that they prefer to die or rot away in jail abroad instead of coming home to suffer.

"I believe our government should begin to take positive steps to correct some of these inadequacies so that people can stay and stop migrating from Nigeria."

In the book Herstory, Pamela Toyin Akinjobi writes stories of different women from different parts of Africa and the painful separation from their homes, families and friends despite the fact they are leaving behind some forms of trauma.

Pamela Toyin is a writer, an immigrant who has lived in Ireland for many years. She started her writing career in Ireland with the Metro Eireann, Ireland's first and only multi- cultural newspaper. She was also a part of the organisers of the most Beautiful African Girl beauty pageant and she also anchors her own business and talkshow - Pamela Toyin Talk Show.

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SHAITSU

SHAITSU
Il massaggio Shiatsu che si effettua tramite la pressione delle dita, dei palmi delle mani e dei piedi e dei gomiti su tutto il corpo, agisce sui punti energetici considerati dall'agopuntura. Stimola la circolazione sanguigna ed il flusso linfatico, agisce sul sistema nervoso allentando la tensione muscolare più profonda, rimuove le tossine dei tessuti, risveglia il sistema ormonale e sollecita la capacità di autoguarigione del corpo.

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